Fumara

Un Giorno di Ordinaria Follia
20 ottobre 2017
Rock

Fumara è uno stato di inquietudine tendente all’ira.
Fumara non è una semplice definizione o una bella parola dal sapore esotico da utilizzare con noncuranza.
Fumara è uno stato d’animo vero, vissuto, di quotidiana realtà.
Fumara è quella cosa che ti viene quando senti il tuo capo ufficio parlare. È il sangue che ti bolle nelle vene perché hai le tasse da pagare; è la sensazione di formicolio alle mani quando vedi i politici rubare, o soltanto perché oggi, ti va così.
Fumara è l’effige che accomuna i 5 cugini che compongono gli Un Giorno di Ordinaria Follia, divulgatori e devoti di questo credo, portatori dello stesso appellativo, FUMARA.

brani contenuti nel disco esprimono con varie sfaccettature e punti di vista i dissidi dell’animo umano, le dicotomie e le nevrosi presenti in ciascuno di noi che escono allo scoperto, a volte in modo violento ed inaspettato, nel vissuto quotidiano. Sono le lezioni che vengono impartite dalla vita, spesso con calci dritti nello stomaco, delle quali è meglio farne tesoro per il futuro.

L’artwork rappresenta appieno, con il suo tratto scarno e senza fronzoli, le energie e la follia che è racchiusa in questo album, dove un super io Godzilla in completa uniforme UGdOF esprime il suo pacato disappunto e da sfogo alla sua Fumara riversando sulla città (n.b. i palazzi sono quelli di un noto quartiere Patavino) raggi infuocati e distruttivi, come le parole racchiuse nei testi e nelle sonorità della band.

A curare l’artwork è stato l’artista poliedrico Padovano SunWeAre, tatuatore, illustratore e molto altro, che ha concepito le quattro facciate che compongono l’opera come tavole a sé stanti, ma unite da un unico filo logico usando un linguaggio che racchiude lo spirito punk rock della band.

Elementi fumettistici e tratti realistici sono gli ingredienti che portano come risultato un collage lo-fi dall’impronta post-punk e tuttavia terribilmente catchy, dove ogni cosa è rappresentata nei tre colori della band che distinguono da sempre la band: il rosso sangue e passione, il bianco della nebbia patavina e della schiuma delle birre, ed infine il nero delle notti insonni e delle strade buie. Naturalmente con premesse del genere non ci si può di certo aspettare una album da Coccole e Mojito.